Il Lago Nero

Il Lago Nero
Praterie alpine dalle stupende fioriture in estate, dolci ondulazioni per emozionanti escursioni con gli sci in inverno, la montagna di Bousson è un ambiente dalle straordinarie valenze naturalistiche.
A sud -est del colle del Monginevro, in alta Valle di Susa, si apre una regione di alta montagna caratterizzata da vaste praterie alpine, laghetti e torbiere, altopiani dall’aspetto talvolta lunare (da cui Monti della Luna – denominazione recente mutuata da alcuni microtiponimi locali), con modeste elevazioni e facili valichi. Solamente dopo la lunga dorsale della Dourmillouze le montagne tornano arcigne e i passaggi difficili. Dal Col Bousson, o Bourget o Chabaud (non c’è valico delle Alpi occidentali che non abbia il suo mentore) si favoleggia siano passati Annibale o Asdrubale e, prima ancora, addirittura Ercole. Regione di confine tra Italia e Francia dal 1713, quando gli Escarton vennero smembrati, è stata ampiamente militarizzata su entrambi i versanti. Strade, caserme, trincee e reticolati, barriere artificiali di un territorio abitato dalle popolazioni occitane, come attestano anche i toponimi presenti su entrambi i lati di uno spartiacque poco pronunciato (Cervieres e valle della Cerveyrette sul versante della Durance, Servierettes su quello della Dora). Opere minori su cui vigilavano ben più importanti e muniti caposaldi. Se i forti francesi di qui non si vedono, ben più inquietante è la mole dentuta e digrignante dello Chaberton. Sulla sua vetta fu eretto con ciclopici lavori sul finire del XIX secolo il forte più alto d’Europa che, con le sue otto torrette e i suoi poderosi cannoni, teneva sotto tiro valli e montagne circostanti. Tanto grande era il timore che incuteva che qualcuno iniziò a raccontare che non solo Briançon era sotto tiro ma addirittura Parigi! L’operatività della fortezza ebbe, come noto, vita breve: a pochi giorni dall’inizio del conflitto pochi e ben assestati colpi di mortaio Schneider Creusot da 280 mm modello 1914, lo mandarono fuori uso. Ora si trova in territorio francese, ma le sue pendici, interessantissime dal punto di vista naturalistico, sono state incluse nell’omonimo SIC. Contrabbandieri e doganieri per oltre due secoli si sono inseguiti su queste balze che offrivano maggiori opportunità di sconfinamento che non il più controllato Monginevro. Nel 1719, in regione Boùne Misoùn, fu costituito un lazzaretto in cui i viaggiatori provenienti dalla Francia erano obbligati a sostare in quarantena. L’alta Val di Susa, con il trattato d’Utrecht, era passata sotto il dominio del Piemonte, e Bousson si prestava, come località centrale, a raccogliere i viaggiatori provenienti dai colli. Il Lago Nero, per il colore delle sue acque, è il più importante e vasto dei piccoli specchi lacustri presenti sul versante italiano (il più noto di questi laghetti alpini è quello dei Sette Colori già in Francia). È situato a 2010 m slm in una conca delimitata dalla Cima Fournier e dalla Costa della Luna. Questo territorio rappresenta una delle due aree disgiunte in cui si articola l’omonimo SIC. Complessivamente il Sito di Importanza Comunitaria ha una estensione di 639 ettari e comprende 6 ambienti di interesse comunitario. Particolarmente rilevanti sono le zone umide, con vegetazione di torbiera calcifica che presentano specie piuttosto rare come Swertia perennis e Dactylohriza incarnata. Una parte considerevole di questo territorio, più del 50%, è occupato da praterie oggi utilizzate esclusivamente per il pascolo, ma in passato ampiamente sfruttate anche per lo sfalcio e il fieno. Il paesaggio è comunque caratterizzato da versanti poco acclivi con vallecole incise da ruscelli che hanno la loro origine da sorgenti e dalla fusione dei nevai. L’acqua di scorrimento si raccoglie nelle piccole conche dando origine a laghi, stagni e torbiere di altitudine. Degna di nota è la poco conosciuta torbiera di Bousson che presenta una popolazione di alghe del genere Chara, rarissime in Piemonte, e molte altre specie rare come Menyantes trifoliata e orchidee palustri. La vegetazione arborea ricopre invece circa il 40% dell’area ed è rappresentata da larici o cembreti che raggiungono una quota superiore ai 2300 metri. Nei macereti di calcescisti che caratterizzano i versanti di alcune delle montagne più elevate vegeta un endemismo delle Alpi occidentali, poco comune ma abbondante nelle stazioni dove è presente di Berardia subacaulis, pianta relitta della flora del Terziario che è riuscita a superare le glaciazioni. Vero gioiello di queste montagne è anche l’unica stazione nota in alta valle di Cypripedium Calceolus, la più grande, bella e vistosa delle orchidee italiane. La Pianella di Venere è rara ovunque, rarissima nelle Alpi occidentali, conosciuta in pochissimi luoghi (Val Pesio, Ubayette). Raccolte vandaliche anche da parte di botanici o floricoltori di pochi scrupoli e oggettive difficoltà riproduttive l’hanno relegata a entità a rischio di estinzione. Per quanto riguarda la fauna, sono segnalate le classiche specie alpine: camoscio, marmotta, lepre variabile, cervo ma anche il lupo e tra gli uccelli il gallo forcello e la pernice. Al Lago Nero e alla sua conca si arriva da Sagnalonga (sterrato a sinistra della SS del Monginevro prima del ponte che scavalca la Dora) o da Bousson (indicazioni). In entrambi i casi si tratta di una decina di chilometri di sconnesse strade ex militari percorribili con cautela. A Bousson vale la pena soffermarsi a vedere la malandatissima e un po’ lugubre Casa delle Lapidi che risalirebbe addirittura al XIII secolo e poco oltre seguendo un sentiero sulla destra, le cave ormai dismesse da cui si ricavava il cosiddetto “Marmo Verde di Cesana”. Il lago è annunciato dalla chiesetta Notre Dame du Lac Noir, che la guida “Ferreri” del Cai, edita nel ’26 chiamava, “Cappella di N.D. des Graces et des Consolations”, un tempo ornata da un’antica scultura lignea ora trasferita nella parrocchiale di Bousson, e sostituita da una copia eseguita da Lillo Colli, maestro di sci e guida alpina oltreché valente scultore, deceduto sul Monviso a settembre 1971. Poco sopra, sempre seguendo la rotabile, è la famosa Capanna Mautino realizzata da Giacomo Dumontel (famoso alpinista nei primi anni del ‘900) e dedicata al capitano degli alpini Umberto, istruttore dei primi corsi militari di sci nel 1915. La capanna è uno degli storici punti d’appoggio dello sci torinese che agli albori della pratica su questi comodi pendii ha mosso i primi passi. La zona del lago è anche interessante dal punto di vista geologico per l’affioramento di serpentiniti, le cosiddette “pietre verdi” metamorfiche, su depositi giurassico-cretacei appartenenti alla Tetide ligure, antico fondale marino oggetto di sedimentazione; poi l’orogenesi alpina, conseguenza, secondo la consolidata teoria della tettonica a placche dello scivolamento della zolla africana verso quella europea, ha spinto questi materiali portandoli qualche migliaio di metri più in alto. L’azione disgregatrice ed erosiva della pioggia e dei ghiacciai quaternari ha fatto il resto rimodellando la superficie e originando la conca che ospita lo specchio lacustre. Questo lago, come gli altri specchi d’acqua della zona, è in fase di progressivo interramento vuoi per la naturale evoluzione vuoi per in contributo attivo dell’uomo (bonifiche, scarico di liquami degli alpeggi ecc. Il lago è utilizzato ai fini della pesca sportiva e viene ripopolato con trote e salmerini a grave discapito dell’equilibrio dell’habitat. Si favoleggia che, nelle profondità liquide, tra residui bellici affondati nel fango, si aggiri una gigantesca e mitica trota che nessuno sinora è riuscito a catturare. E d’inverno, quando la bianca coltre nevosa ricopre le distese pascolive, ecco questo territorio trasformarsi in un magico terreno di gioco per gite ed escursioni con le ciaspole, gli sci da fondo o lo sci alpinismo.